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Quando chiediamo a ChatGPT di indicarci le migliori aziende per un determinato prodotto o servizio, può succedere che vengano suggeriti alcuni dei nostri concorrenti mentre il nostro brand non compare affatto. Non significa necessariamente che i competitor abbiano un sito migliore, più traffico o un posizionamento SEO superiore.
La visibilità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale dipende da un insieme più ampio di segnali: quanto il brand è riconoscibile sul web, quali contenuti pubblica, quanto sono chiare le informazioni che lo riguardano, dove viene menzionato e quali fonti online contribuiscono a costruirne autorevolezza e contesto.
Per questo in Key-One, digital e AI agency di Milano, partiamo da una domanda diversa rispetto alla SEO tradizionale: cosa “vede” oggi un motore generativo quando cerca informazioni sulla nostra azienda e sui nostri concorrenti?
Da dove ChatGPT ricava le informazioni sulle aziende
Quando interroghiamo un motore di ricerca siamo abituati a ragionare in termini di risultati, posizioni e click. Con le piattaforme AI il percorso può essere differente.
Un utente può chiedere:
“Quali sono le migliori aziende italiane per sviluppare un ecommerce B2B?”
oppure:
“Cerco un’agenzia che possa integrare ecommerce, ERP e CRM: quale mi consigli?”
La risposta non consiste necessariamente in dieci link ordinati. L’AI può costruire direttamente una risposta, suggerire alcune aziende, confrontarle e, quando la piattaforma e il tipo di ricerca lo prevedono, mostrare le fonti utilizzate.
Per un brand cambia quindi una parte importante del problema: non dobbiamo soltanto essere trovati. Dobbiamo essere sufficientemente comprensibili, rilevanti e autorevoli da entrare nel set di informazioni utilizzato per costruire la risposta.
La SEO rimane fondamentale, ma diventa uno degli elementi di un ecosistema più ampio.
Il tuo brand compare quando un potenziale cliente interroga un’AI?
In Key-One possiamo costruire un Prompt Benchmark sulle domande realmente utilizzate dai tuoi potenziali clienti e confrontare la presenza del brand con quella dei principali competitor su ChatGPT e sugli altri motori generativi.
Richiedi un’analisi iniziale della visibilità AI del tuo brand.
Perché un competitor può essere più visibile anche se ha un sito peggiore
È uno degli aspetti più interessanti della ricerca generativa.
Un concorrente potrebbe avere un sito meno performante del nostro dal punto di vista grafico o persino una presenza SEO apparentemente inferiore, ma essere comunque più facilmente associato dall’AI a un determinato prodotto, servizio o settore.
Questo può accadere, ad esempio, quando il competitor dispone di una presenza digitale più distribuita: articoli su siti autorevoli, interviste, directory verticali, marketplace, associazioni di categoria, recensioni, comparatori, profili aziendali e altre fonti indipendenti.
Se diverse fonti associano in modo coerente un’azienda a uno specifico ambito di competenza, il suo posizionamento come entità può risultare più chiaro.
Immaginiamo due aziende che vendono la stessa soluzione.
La prima racconta sul proprio sito di essere “leader nell’innovazione e nella trasformazione digitale”.
La seconda viene descritta in più fonti come “azienda specializzata nell’integrazione di ecommerce B2B con ERP”.
La seconda associazione è molto più precisa.
Per questo, quando lavoriamo sulla visibilità generativa, cerchiamo di capire non soltanto quanto si parla del brand, ma soprattutto per cosa viene riconosciuto.
Come capire dove vengono citati i concorrenti
Una delle prime attività che possiamo svolgere è analizzare il panorama competitivo direttamente attraverso le query conversazionali.
Partiamo da un insieme di prompt rappresentativi del processo decisionale del cliente.
Per esempio:
“Quali sono le migliori agenzie ecommerce B2B in Italia?”
“Chi può integrare Magento con SAP?”
“Quale agenzia scegliere per un progetto ecommerce B2B complesso?”
“Quali aziende si occupano contemporaneamente di ecommerce, CRM e marketing automation?”
Ripetendo l’analisi su diversi motori e tipologie di prompt possiamo individuare quali competitor vengono menzionati con maggiore frequenza, quali vengono consigliati e, dove disponibili, quali fonti vengono associate alle risposte.
È una fotografia diversa dalla SERP.
Non cerchiamo soltanto chi è primo, ma chi entra nella risposta.
Prompt Benchmark → Brand Mention → Citation → Recommendation → Competitor Gap
Questa sequenza ci permette di trasformare un fenomeno apparentemente difficile da misurare in un framework di analisi.
Prompt Benchmark: definiamo un campione di domande rappresentative del mercato.
Brand Mention: misuriamo in quante risposte compare il nostro brand.
Citation: analizziamo quando il nostro dominio o altre fonti relative al brand vengono citati.
Recommendation: distinguiamo la semplice menzione dalla reale raccomandazione.
Competitor Gap: confrontiamo questi risultati con quelli delle aziende concorrenti.
Sai quali competitor stanno occupando lo spazio che potrebbe essere del tuo brand?
Con un GEO Audit Key-One possiamo confrontare il tuo brand con i principali concorrenti, individuando prompt, menzioni, raccomandazioni e fonti che contribuiscono alla loro maggiore visibilità.
Partiamo dal gap, non dalle supposizioni.
Il ruolo dei siti terzi, dei media e delle fonti autorevoli
Il sito aziendale rimane centrale, ma non possiamo pensare che l’identità digitale di un’azienda coincida esclusivamente con ciò che l’azienda dice di sé.
Se vogliamo rafforzare l’associazione tra brand, prodotti, servizi e competenze, dobbiamo osservare l’intero ecosistema informativo.
Supponiamo di voler essere riconosciuti come specialisti nell’ecommerce B2B.
Sul nostro sito possiamo creare pagine dettagliate dedicate a ecommerce B2B, integrazione ERP, gestione dei listini, CRM e automazione commerciale.
Ma possiamo anche lavorare affinché questa competenza emerga da fonti esterne pertinenti: media di settore, portali specializzati, associazioni, eventi, interviste, case study, partner tecnologici e altre pubblicazioni autorevoli.
Qui SEO, content strategy, digital PR e GEO iniziano a convergere.
L’obiettivo non è distribuire il nome dell’azienda sul maggior numero possibile di siti. Dobbiamo costruire coerenza tra ciò che diciamo di essere e ciò che il web dice di noi.
Come misurare il gap rispetto ai competitor
Dire “il nostro competitor compare più spesso su ChatGPT” è poco utile se non trasformiamo questa osservazione in dati confrontabili.
Per questo possiamo costruire una matrice di monitoraggio.
| KPI | Cosa osserviamo |
|---|---|
| Prompt Coverage | In quanti prompt rilevanti compare il brand |
| Brand Mention | Frequenza delle menzioni |
| Citation Rate | Presenza del brand o del dominio tra le fonti |
| Recommendation Rate | Frequenza con cui l’azienda viene effettivamente consigliata |
| Competitor Share of Voice | Peso del brand rispetto ai competitor monitorati |
| Source Presence | Fonti e domini associati al brand |
| Topic Association | Prodotti, servizi e competenze associati all’azienda |
| Competitor Gap | Ambiti nei quali i concorrenti hanno maggiore presenza |
Un’analisi di questo tipo deve essere letta per cluster.
Potremmo scoprire, per esempio, di avere una buona presenza quando gli utenti chiedono informazioni generiche sul nostro settore, ma di scomparire completamente quando la domanda diventa commerciale:
“Quale azienda mi consigli?”
È proprio questo gap a essere strategicamente importante.
Quali interventi possono aumentare la presenza del brand
Non esiste un intervento singolo capace di garantire una citazione o una raccomandazione da parte di ChatGPT o di un altro modello generativo.
Per questo lavoriamo su più livelli.
Partiamo dall’architettura dei contenuti, verificando che prodotti, servizi, competenze, mercati e caratteristiche distintive siano descritti chiaramente.
Analizziamo quindi le entità: azienda, persone, prodotti, servizi, sedi, clienti, tecnologie e relazioni tra queste informazioni.
Verifichiamo gli aspetti tecnici che favoriscono una corretta interpretazione dei contenuti, compresi dati strutturati, accessibilità delle pagine e gestione dei crawler.
Costruiamo contenuti capaci di intercettare non soltanto keyword, ma domande e scenari reali.
Infine analizziamo la presenza esterna del brand e il cosiddetto Citation Gap: quali fonti parlano dei concorrenti ma non ancora della nostra azienda?
Il risultato può essere una roadmap composta da interventi SEO, GEO, contenuti, digital PR, entity optimization e sviluppo tecnico.
Non partiamo da “dobbiamo fare più contenuti”
Prima di produrre nuove pagine possiamo verificare dove il brand è già competitivo, dove è assente e quali segnali distinguono i concorrenti più visibili.
Da questa fotografia costruiamo una roadmap GEO basata sulle reali opportunità di crescita.
Richiedi un GEO Audit Key-One.
Quanto tempo serve per vedere dei cambiamenti?
La GEO non dovrebbe essere trattata come un’attività in cui modifichiamo una pagina oggi e controlliamo domani se ChatGPT ci consiglia.
I sistemi generativi, le modalità di ricerca, le fonti disponibili e i modelli stessi cambiano continuamente. Anche le risposte possono variare a seconda del prompt, del contesto e della piattaforma utilizzata.
Per questo preferiamo ragionare attraverso benchmark periodici e trend, anziché attribuire valore eccessivo a una singola risposta.
Definiamo un campione stabile di prompt strategici e ripetiamo le rilevazioni nel tempo.
Se inizialmente il nostro brand compare in poche query mentre alcuni concorrenti dominano il campione, abbiamo un punto zero.
Dopo gli interventi possiamo verificare se aumenta la Prompt Coverage, se emergono nuove associazioni tra brand e servizi, se crescono menzioni e raccomandazioni e se si riduce progressivamente il Competitor Gap.
SEO e GEO devono lavorare insieme
L’arrivo della ricerca generativa non rende inutile la SEO.
Al contrario, rende ancora più importante costruire un ecosistema digitale tecnicamente accessibile, semanticamente chiaro e autorevole.
Cambiano però alcune domande.
Non ci chiediamo più soltanto:
“Per quali keyword siamo posizionati?”
Aggiungiamo:
“Per quali domande siamo una possibile risposta?”
“Per quali problemi veniamo associati a una soluzione?”
“Quando un utente chiede quale azienda scegliere, veniamo considerati?”
“Quali competitor vengono suggeriti al nostro posto?”
“Quali fonti stanno contribuendo alla loro autorevolezza?”
È su queste domande che costruiamo il nostro approccio alla GEO.
Come possiamo capire cosa vede oggi l’AI del nostro brand
Il primo passo non è ottimizzare alla cieca, ma costruire un benchmark.
In Key-One possiamo partire da un campione di prompt legati ai prodotti, ai servizi, ai problemi dei clienti e alle query di raccomandazione più importanti per il business.
Testiamo la presenza del brand, confrontiamo i risultati con i competitor e analizziamo, quando disponibili, le fonti associate alle risposte.
Da qui possiamo individuare Content Gap, Citation Gap, Entity Gap e Competitor Gap e trasformarli in una roadmap operativa.
Perché la domanda finale non è semplicemente se ChatGPT conosce la nostra azienda.
La domanda che ci interessa davvero è: quando un potenziale cliente chiede all’AI quale azienda scegliere, abbiamo costruito abbastanza autorevolezza per poter entrare nella risposta?