10 Febbraio 2021

Spotify Ads: come fare pubblicità su Spotify

Ads Spotify

Le piattaforme che gli esperti di marketing possono utilizzare per campagne pubblicitarie sono tante e differenti. Per questo motivo, talvolta può essere difficile capire e scegliere quale sia la migliore per ogni tipologia di business e per ogni cliente. A complicare ancor di più le carte in tavola, poi, ci hanno pensato la pandemia e il conseguente lockdown, che hanno completamente stravolto le abitudini, i comportamenti e i modi d’acquisto del pubblico. Questo porta, da un lato, incertezza nella routine lavorativa degli specialisti di pubblicità e, dall’altro, la necessità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti per riuscire ad aiutare le aziende a rimanere in contatto con la loro audience.

L’impatto del Covid-19 sulle imprese

L’emergenza sanitaria ha cambiato in maniera drastica il settore del marketing: in una moltitudine di ambiti, diversi brand hanno dovuto tagliare i costi, riducendoli ai minimi indispensabili, rivalutando completamente i budget interni per riuscire a sopravvivere alla pandemia. Altri, invece, si sono dovuti reinventare, adattando il loro business alla nuova realtà fatta di quarantene e isolamento, e specializzandosi in nuovi servizi che hanno dovuto lanciare sul mercato in uno spazio di tempo ridotto.

Ecco come le aziende si sono trovate a dover necessariamente abbracciare una visione più olistica dei mercati all’interno dei quali vogliono fare pubblicità: questo significa che è necessario capire non solo come il pubblico e i competitors si comportino in questo clima, ma anche su che canali si possano usare queste informazioni per trarne il massimo vantaggio.

Il Covid ha insegnato alle agenzie di marketing a non aver paura di modificare le strategie di targeting e a tenere il passo con i cambi di abitudini dei consumer di media. Con il lockdown, per esempio, le persone hanno iniziato a guardare molto di più la TV, anche durante le ore del giorno, e, parallelamente, il numero di chi guarda contenuti televisivi su dispositivi mobili come tablet e smartphone è calato. Si è assistito e si sta assistendo tuttora a un cambio di scenario dei media: Netflix e TikTok sono esplosi, a danno di altri.

È fondamentale per le aziende, quindi, capire se la loro audience si sia spostata su un altro medium e, in tal caso, aggiustare di conseguenza il tono di voce e il messaggio che vogliono divulgare con gli ads. La pandemia influenza tantissimo questo cambio di rotta: lo stato d’animo oggi è più ansioso, nervoso – e i brand devono dimostrare empatia. Come? Con un approccio comunicativo più umano, tenendo sempre a mente che si sta parlando a persone, da persone.

La buona notizia per chi si occupa di advertising è che la strategia di audience buying non smette di crescere, e acquistare target desiderati per raggiungere i segmenti di pubblico che si sono spostati da un medium all’altro è diventato più semplice. Sky, per esempio, offre opzioni di adv super-targettizzate tramite Sky AdSmart, e lo stesso vale per Spotify, che ha un inventario pubblicitario non solo ultra-targettizzato, ma anche ultra-local.

Spotify ads: i vantaggi della pubblicità su Spotify

Spotify ha completamente cambiato il modo in cui il mondo ascolta e fa uso della musica e i contenuti audio. A giugno 2020 il numero di utenti attivi con un account non premium (e, quindi, con un account che trasmette pubblicità) era di 170 milioni (su un totale complessivo di 290 milioni di utenti attivi ogni mese), e secondo Spotify First Party Data, le persone ascoltano musica in streaming su diverse piattaforme per circa 2 ore e mezzo al giorno.

Nel corso degli anni i dati hanno sempre mostrato una crescita del 30% annua, e non sembra esserci alcun rallentamento in corso. Questi numeri, poi, mostrano chiaramente come Spotify stia prendendo il posto della radio – spazi pubblicitari inclusi. A questo proposito, però, la differenza è sostanziale: al contrario delle stazioni radiofoniche, Spotify sa esattamente chi sta ascoltando utilizzando ogni specifico device, e questo dà la possibilità agli addetti agli ads di sfruttare messaggi targettizzati al massimo.

Proprio come Netflix, il collega video, quindi, anche Spotify ha fatto della precisa e quasi maniacale personalizzazione il suo caposaldo, per garantire agli utenti un’esperienza ottimale. A differenza di Netflix, però, Spotify offre anche la possibilità di usufruire del servizio di streaming gratuitamente: non abbonarsi a Premium significa non poter godere di alcune funzionalità e, soprattutto, avere intermezzi pubblicitari che non possono essere saltati.

Negli ultimi anni, poi, Spotify ha iniziato a spingere strategicamente verso l’universo dei podcast (dei quali l’età media degli ascoltatori è di 26 anni): questo sforzo consente all’azienda di diventare non solo la compagnia dello streaming musicale, ma la compagnia dello streaming audio in toto. Basti pensare che da settembre 2020 “The Joe Rogan Experience”, podcast che vanta 12 milioni di ascoltatori mensili e che non si schiodava dal podio degli show più ascoltati su Apple (quando era presente nella libreria della Mela), è disponibile solo ed esclusivamente su Spotify. A queste importantissime acquisizioni, Spotify aggiunge produzioni originali, come il nuovo podcast di Michelle Obama.

Pubblicità su Spotify: perché dovresti prenderla in considerazione

I brand devono essere presenti dove sono i loro consumer, e devono trovare modi per interagire con loro in maniera efficace. E Spotify dà la possibilità alle aziende di esibire la propria personalità in una maniera completamente nuova: perché gli utenti possono ascoltare la pubblicità senza interrompere quello che stanno facendo. Le analisi di mercato Nielsen (dicembre 2018) dichiarano che le campagne targettizzate su Spotify garantiscono un’awareness incrementata di 2,7 volte e una crescita dell’intent to buy pari a 5,3 volte.

Spotify è in grado di diventare la colonna sonora della vita del pubblico, e questo tratto è indubbiamente l’interazione più intima che ogni brand possa sperare di creare.

Adv e Spotify: come funziona Spotify Ad Studio

Noterai che Spotify Ad Studio è strutturato tenendo in mente artisti ed etichette musicali, ma ciò non vuol dire che brand che non appartengono a quest’industria non possano sfruttare questo canale, anzi.

Il nostro team ti affiancherà non solo nella scelta della piattaforma di diffusione più adatta al tuo brand (desktop o mobile), ma anche nell’attenta valutazione del formato migliore per i tuoi ad per il raggiungimento dei tuoi KPI, fra:

  • Audio: la pubblicità parte fra una canzone e l’altra, circa ogni quarto d’ora, ha una durata di 15 o 30 secondi, non può essere saltata e può contenere un’immagine e del testo;
  • Video verticali e orizzontali: il formato Spotify Video Takeover garantisce tassi di viewability leader se paragonati ai benchmark del settore, ma si può anche scegliere la Spotify Sponsored Session con banner cliccabile su mobile, che dà agli utenti la possibilità di usufruire di 30 minuti di ascolto senza interruzioni, in cambio della visione del video;
  • Messaggi display: c’è l’Overlay che accoglie i customer quando riaprono l’app, Spotify Homepage Takeover che rimane cliccabile in home per 24 ore e la Leaderboard, disponibile su desktop, che consente al tuo messaggio cliccabile di essere l’unico sullo schermo per mezzo minuto.

Perché la pubblicità porti i risultati desiderati, studiamo ogni campagna con minuzia, tenendo sempre un occhio sul calendario: quanto durano la vendita specifica o l’evento che vuoi promuovere? Una collaborazione efficace, infatti, richiede un’attenta comunicazione, per non dimenticare nessun dettaglio: ciò è fondamentale soprattutto quando si studia il pubblico che si vuole raggiungere, poiché scegliere l’audience giusta è il primo segreto per il successo di una campagna.

La personalizzazione consentita da Spotify, a questo proposito, è dettagliata al punto che è possibile ridurre il raggio chilometrico della localizzazione ai codici postali e, inoltre, la piattaforma consente di impostare anche filtri aggiuntivi:

  • Interessi derivati dai podcast e dalle playlist ascoltati in precedenza;
  • Il contesto in tempo reale: offre la possibilità di intercettare utenti intenti in precise attività (come cucinare, allenarsi), in momenti esatti (come la cena o una festa) e con stati d’animo specifici (per esempio concentrati o rilassati). La psicologia e il marketing, qui, si incontrano;
  • Il genere dell’ultima canzone ascoltata, o meglio, della canzone ascoltata esattamente prima della pubblicità.

Valuteremo insieme il tuo pubblico (o i tuoi pubblici) di riferimento e lavoreremo su un messaggio semplice e chiaro, che inviti chi lo ascolta a fare qualcosa: che sia sfruttare un’offerta a tempo limitato, recarsi in un negozio, visitare un sito web o qualsiasi attività finale ti sia posto come obiettivo per la campagna.

Consigli per fare pubblicità su Spotify

Per essere sicuri di sfruttare al meglio le potenzialità di Spotify, noi:

  • Personalizziamo ogni ad in base al target a cui ci stiamo rivolgendo;
  • Teniamo in mente l’esperienza di ascolto: l’ad deve calzare a pennello nel momento in cui si trova l’ascoltatore;
  • Siamo informali, quasi familiari: non gridiamo, non amplifichiamo gli effetti sonori ma, anzi, facciamo in modo che la pubblicità si inserisca nel flusso audio quasi senza che l’utente se ne accorga;
  • Non siamo prolissi, ma delineiamo in modo chiaro, breve e semplice il messaggio. Raccontiamo una storia in cui gli ascoltatori possano immedesimarsi;
  • Discutiamo con te i tuoi KPI in anticipo, perché vogliamo essere chiari su cosa vogliamo che l’ascoltatore faccia;
  • Sfruttiamo il potenziale dello storytelling. Siamo creativi e usiamo l’immaginazione, non dimenticando che chi ascolta tende ad associare determinati suoni a ricordi personali: questo tratto non solo completa la storia che stiamo raccontando, ma le dà anche una sfumatura più personale e dunque più coinvolgente;
  • Consideriamo tutti i canali: audio, video, display, playlist e podcast, e non abbiamo paura a mixare ad audio e display. Spotify ha rilevato che questa combo fa sì che la pubblicità venga ricordata nel 24% in più dei casi;
  • Teniamo d’occhio le playlist create direttamente da Spotify, ma non dimentichiamo quelle create da altri utenti e altri brand: Gymshark, per esempio, ha tantissime playlist pensate ad hoc per diversi tipi di allenamento e sport;
  • Non sottovalutiamo il potenziale del canale podcast. Spotify ha reso possibile l’inserzione di ad nei podcast all’inizio del 2020, prima di allora tutti i non abbonati premium che ascoltavano un determinato podcast, sentivano le stesse pubblicità.

Oggi è fondamentale per i brand essere dove sono i loro consumer e trovare sempre nuovi (e più personali) metodi per interagire con loro: l’audio è un medium che coinvolge gli utenti senza che essi debbano pigiare tasti o scorrere con le dita su uno schermo. Il segreto del successo di una campagna pubblicitaria su Spotify è la corretta targhettizzazione, perché un ad veicolato sul device dell’audience sbagliata può risultare intrusivo. La scelta del pubblico giusto, invece, può garantire un grande successo.

Spotify ha cambiato il modo in cui consumiamo i contenuti audio, contatta il nostro team di esperti di adv per scoprire se e come una campagna su questo medium possa aiutare il tuo brand.